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I titoli dei Post hanno un link di riferimento al tema trattato

Pubblica Amministrazione: dove Monti deve cominciare a tagliare !!!

Torino, 14 novembre 2011
Ottimo l'articolo su Il Corriere della Sera di oggi dove Rizzo e Stella ricordano da dove il probabile governo Monti potrebbe incominciare a tagliare nell'ambito della P.A.
Ecco il testo:
L'agenda di governo di Mario Monti non può che cominciare dalla B. Berlusconi? No: Burocrazia. Racconta il progettista della stazione Tiburtina di Roma di una conferenza dei servizi, «decisa per accelerare», con 38 partecipanti: trentotto! Un delirio: i 456 mila euro per dare le fotocopie del progetto a tutti gli invitati sono o no un costo della politica? Sì.
Ed è lì che, per fare le altre riforme necessarie, il nuovo premier dovrà mettere mano. Anzi, proprio per toccare il resto, dovrà «prima» affondare il bisturi lì: nel grasso della cattiva politica.
Va da sé che in una situazione come la nostra, dove i veti incrociati sono un incubo e il governo non può imporre alle Regioni manco la cilindrata delle autoblu senza beccarsi un ricorso alla Corte costituzionale, la strada del nuovo premier non sarà in discesa. Anzi. Le resistenze saranno vischiose, le ostilità mascherate ma callose: meno funziona la macchina dello Stato più certi politici possono mettersi di traverso, sollecitare un aiutino che dovrà poi essere ricambiato, allargare la clientela. Al punto che, dice la Corte dei conti, il costo supplementare delle «bustarelle» pretese per oliare il sistema sarebbe di 60 miliardi l'anno. Una somma che prima del decollo dello spread fra i BtP e i Bund tedeschi sarebbe bastata a pagare gli interessi annuali sul nostro debito pubblico.
E forse non è un caso se la legge anticorruzione, approvata fra squilli di trombe dal governo Berlusconi il primo marzo 2010, giace da un anno e sette mesi sotto la polvere. Il premier incaricato potrebbe partire da qua. In ogni caso, come dicevamo, un punto è certo: incidere sui costi più offensivi della cattiva politica, gli consentirebbe di raccogliere nel Paese, tra i cittadini, quel consenso necessario non solo a scardinare le resistenze più corporative dentro il Parlamento, ma a spiegare poi a quegli stessi cittadini che qualche medicina amara andrà deglutita. Un'opera di convincimento possibile solo a una classe dirigente capace di recuperare la credibilità perduta. Partendo, magari, da questo abbecedario.
A Auto blu
«Le abbiamo già dimezzate!», ha detto la ministra della Gioventù Giorgia Meloni mercoledì a La7. Il ministero della Difesa, che ha un centinaio di auto blu e 700 auto «grigie» nonostante solo in 14 avrebbero diritto al privilegio aveva appena acquistato 13 Maserati quattroporte blindate: alla faccia della manovra di luglio, che aveva stabilito la cilindrata massima di 1.600. Se ha ragione Brunetta si potrebbe risparmiare un miliardo l'anno. Da subito.
B Bilanci
È la riforma più urgente: i bilanci di Stato, Regioni, Province, Comuni sono un caos. Voci diverse, capitoli diversi, strutture diverse: ognuno fa come gli pare. Il tutto nella nebbia volutamente più fitta. Cosa c'è nei 50 milioni di euro della voce «fondo unico di presidenza» di palazzo Chigi? I soldi per le operazioni «discrete» degli 007 o la tinteggiatura dei muri? Servono bilanci unici, trasparenti, che lascino piena autonomia politica ma siano leggibili da tutti (le fognature si chiamino fognature, le consulenze consulenze) dove si capisca quanti soldi si spendono e per che cosa. Così i cittadini potranno fare dei confronti innescando una spirale che porterà a risparmi veri.
C Conflitto d'interessi
L'Italia è diventata una Repubblica fondata sul conflitto d'interessi. Basta con presidenti del Consiglio proprietari di reti televisive, ma anche assessori alla salute titolari di aziende fornitrici della sanità pubblica, sottosegretari proprietari di società che gestiscono la pubblicità per i giornali, sindaci geometri che presiedono giunte che approvano i loro progetti, avvocati-assessori che fanno causa alla propria amministrazione.
D Doppio lavoro
Se valessero a Roma le regole americane, ci sarebbero 186 parlamentari «fuorilegge»: tutti coloro che, pagati per fare i deputati o i senatori fanno pure altri mestieri, moltiplicando i propri affari grazie alla politica. E sottraendo tempo al proprio impegno istituzionale. Ecco: copiamo gli americani.
E Europa
Con la manovra di luglio si è deciso di equiparare gli stipendi dei nostri parlamentari alla media europea, sia pure corretta in base al Pil e limitata alle sei nazioni più grandi. Anche i rimborsi elettorali andrebbero adeguati a quella media. È inaccettabile che un italiano spenda in media 3 euro e 38 centesimi l'anno per mantenere i partiti, contro 2,58 degli spagnoli, 1,61 dei tedeschi e 1,25 dei francesi.
F Fisco
Una leggina infame permette a chi finanzia un politico di avere uno sconto fiscale 50 volte superiore a quello di chi dà soldi a un ente benefico o alla ricerca sul cancro. Avevano giurato di cambiarla, non l'hanno mai fatto. E tutte le proposte di legge presentate per correggere questo abominio giacciono mestamente in parlamento. Vanno tirate fuori e approvate. Subito.
G Gettoni
Un consigliere comunale di Padova incassa per ogni seduta 45,90 euro, uno di Treviso 92, uno di Verona 160. Per non dire delle regioni a statuto speciale, dove con trucchi vari un membro del consiglio municipale di Palermo può prendere 10mila euro al mese. Stop. L'autonomia non c'entra e non può essere usata a capriccio: regole fisse per tutti, da Lampedusa a Vipiteno.
H High speed
I ritardi sulla velocità di download, dove nella classifica netindex.com siamo al 70° posto dopo Kazakistan e Rwanda, sono così abissali da far sospettare a una scelta inconfessabile: meno funzionano gli sportelli elettronici, più i cittadini dipendono dai «piaceri» della burocrazia e della politica. Con costi enormi, da tagliare.
I Indennità
Le «buste paga» devono essere trasparenti, commisurate alla media europea, per tutte le cariche: l'assessore alla sanità altoatesino non può guadagnare 6mila euro più del ministro della sanità di Berlino. Basta furbizie, come certi rimborsi esentasse a forfait (magari anche a chi non ha la macchina, come nel Lazio) o il contributo per i portaborse che troppo spesso, incassato dal parlamentare, è girato ai collaboratori solo in minima parte e in nero. Si faccia come a Strasburgo, dove gli assistenti sono pagati direttamente dall'Europarlamento.
L Limiti
Il governo Prodi nell'infuriare delle polemiche aveva fissato un limite massimo agli stipendi dei superburocrati: 289 mila euro. Quel tetto, tuttavia, non è mai stato applicato. Tanto che il presidente delle Poste Giovanni Ialongo nel 2009 di euro ne ha presi 635 mila. Urgono nuove regole.
M Municipalizzate
Le società miste dei servizi pubblici locali sono state troppo spesso usate per aggirare le regole su assunzioni e appalti causando paurosi buchi finanziari ripianati dalla collettività. Basta. È inammissibile che un comune, socio principale, approvi un bilancio in rosso senza risponderne. Le regole devono essere le stesse del settore privato: chi truffa paga.
N Nomine
Il «manuale Cencelli», in base al quale vengono ripartite fra i partiti le poltrone pubbliche, vada al macero. Le nomine devono obbedire esclusivamente a criteri di merito. Va fissata la regola che chi ha ricoperto una qualsiasi carica elettiva non può essere nominato in un'azienda pubblica almeno per cinque anni. Sennò ogni poltrona diventa merce di scambio per i riciclati o per comprare un'alleanza.
O Onorevoli
Una legge costituzionale che preveda il dimezzamento dei Parlamentari e il superamento del bicameralismo perfetto si può approvare in 90 giorni. Sono tutti d'accordo, come dicono da mesi? Lo dimostrino.
P Province
Quante volte destra e sinistra hanno promesso che avrebbero abolito le Province? Costano fra i 14 e i 17 miliardi di euro l'anno e alla fine aveva accettato il taglio, sia pure a malincuore, anche la Lega. Passino dalle parole ai fatti. Anche in questo caso basterebbero tre mesi.
Q Quadruplo
Il mercato dell'auto in Italia è sceso ai livelli del 1983. Da quell'anno preso ad esempio il Pil pro capite è cresciuto del 40% ma il costo della Camera e del Senato in termini reali è quadruplicato. Un delirio megalomane. Da ricondurre a una maggiore sobrietà. Anche mettendo fine al principio dell'autodichia, in base al quale nessuno può mettere becco sui conti di Camera, Senato e Quirinale. Un controllo esterno, visto quanto è successo, è obbligatorio.
R Regioni
È intollerabile che rispetto agli abitanti i consigli regionali della Lombardia o dell'Emilia-Romagna costino circa 8 euro pro capite, quello sardo 51 o quello aostano 124. Identici servizi devono avere identici costi. Il «parametro 8 euro» farebbe risparmiare 606 milioni l'anno. Tolto l'Alto Adige per l'accordo internazionale da rispettare, andrebbero riviste inoltre alcune regole delle autonomie: non possono essere occasione di ingiusti squilibri e privilegi.
S Scorte
Da decenni ogni ministro dell'Interno dice d'averle tagliate, ma è una bufala. A Roma il rapporto fra auto di scorta e volanti della polizia, lo dice il Sap ma il prefetto concorda, è di otto a uno. Di più: la benzina per le scorte non manca mai, quella per le volanti o le gazzelle devono pagarla talvolta di tasca propria i poliziotti e i carabinieri.
T Trasparenza
Facciamo come gli inglesi: prendiamo le loro stesse regole sulla situazione patrimoniale di parlamentari, consiglieri regionali, sindaci e altre cariche elettive. Tutto trasparente, tutto sul Web. A partire dai finanziamenti privati ai partiti, oggi non solo limitati alle somme sopra i 50 mila euro, ma inaccessibili on-line. In più, la certificazione dei bilanci dei partiti va resa obbligatoria.
U Uniformità
È la regola aurea della buona amministrazione. I costi devono essere uniformi: dalle «liquidazioni» ai deputati alle siringhe delle Asl. Per mantenere i suoi dipendenti la Regione siciliana non può far pagare a ogni cittadino 353 contro i 21 euro della Lombardia. E se si stabilisce il blocco delle assunzioni, questo deve riguardare, a maggior ragione, anche palazzo Chigi.
V Voli blu
Nel 2009 le ore volate per ogni membro del governo sono state del 23% superiori al record del 2005 e addirittura del 154,2% rispetto al 2007 (gabinetto Prodi). La recente norma voluta da Tremonti che limita i voli blu ai massimi vertici dello Stato va applicata subito. Con l'obbligo di pubblicare su internet i dettagli di ogni viaggio: nome dei passeggeri, destinazione, costo. Una disposizione che dovrebbe essere retroattiva, perché i cittadini si possano rendere conto di quello che è successo negli ultimi anni.
W Welfare
Prima di toccare le pensioni dei cittadini va radicalmente cambiato il sistema dei vitalizi, che oggi vede da 11 a 13 euro di uscite per ogni euro di contributi in entrata. Vale per il Parlamento, vale per le Regioni: 16 anni dopo la riforma Dini è scandaloso che qua e là si possa andare in pensione ancora a 51 anni con quattro di contributi.
Z Zavorra
Vanno tagliate subito sul serio tutte le spese esagerate. I dipendenti di palazzo Chigi sono attualmente più di 4.600 contro i 1.337 del Cabinet Office di David Cameron. La sola Camera paga per affitti 35 milioni di euro l'anno: 41 volte più che nel 1983. Una megalomania estesa alle Regioni. Dove negli ultimi anni gli investimenti immobiliari sono stati massicci. La Puglia «sinistrorsa» ha appaltato la costruzione della nuova sede per 87 milioni, la Lombardia «destrorsa» per il Nuovo Pirellone con un mega-eliporto ne ha spesi 400. Per non dire di certi contratti extra lusso: ogni dipendente medio del Senato costa 137.525 euro. Cioè 19 mila più dello stipendio dei 21 collaboratori stretti di Barack Obama.

Quando il genio non ha età !!!!

Torino, 12 novembre 2011
Ecco un bell'esempio di come valorizzare i nuovi talenti anche in chiave prospettica per l'intera società !!|
Dal "Corriere della Sera" online di oggi.
Piccoli Jobs crescono, arrivano i 12ennin, Thomas presenta le sue applicazioni alla conferenza
Ted dirige una società di software che si chiama CarrotCorp.

Thomas Suarez ha appena 12 anni. Non può ancora iscriversi a Facebook perchè l’età minima per aprire un profilo sul social network è di 13 anni. Ciò nonostante, il ragazzino di South Bay, in California, ha già fondato una sua società di software e sviluppa diligentemente applicazioni per iPhone, iPad e iPod touch. In questi giorni è stato invitato a parlare alla rinomata conferenza Ted. Una lezione divertente, coraggiosa e degna di nota.
MINI JOBS - Camicia azzurra, tablet in mano, auricolare con microfono al collo, padronanza del palco: alla vista di questa straordinaria presentazione è probabile che il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, 27 anni, si senta già troppo vecchio. Capirà, forse, che ben presto dovrà farsi superare da uno dei tanti nuovi talenti della tecnologia. Tutti giovanissimi, come il dodicenne Thomas Suarez, già ribattezzato da qualcuno il «mini Jobs». La società che dirige si chiama CarrotCorp e due delle sue applicazioni si possono già acquistare dagli App Store di Apple. «Earth Fortune» è un programma gratuito che mostra differenti colori della Terra e offre agli utenti una previsione sulla fortuna della giornata; il divertente giochino arcade «Bustin Jieber» (a 99 centesimi), invece, è basato sul concetto di whac-a-mole e prende in giro il popolare cantante canadese idolo dei giovanissimi.
MESSAGGIO - La grande passione di Thomas sono sempre stati i computer. Sin dai tempi dell'asilo è impegnato a sviluppare nuove tecnologie. Il ragazzino non si tira indietro nemmeno quando c’è da parlare di fronte ad un vasto pubblico di adulti. E lo fa con grande capacità. Come peraltro dimostra la sua recente performance ad una conferenza TEDx a Manhattan Beach, uno di quegli eventi indipendenti che si propongono di riunire persone per condividere un'esperienza simile a quella che si vive con i noti TED (Technology, Entertainment, Design). Nel corso di questi appuntamenti i relatori sono invitati a raccontare le loro innovative idee in presentazioni di massimo 18 minuti. Il messaggio del giovane americano è chiaro: i bambini che vogliono imparare a suonare il violino, prendono lezioni di musica. I bambini che vogliono giocare a calcio, si allenano in una squadra di calcio. Ma cosa fanno quei bambini che vogliono programmare un’app? «Sviluppare i giochi è assai difficile - ammette il giovane - perchè la maggior parte dei ragazzi non sanno a chi rivolgersi». E sottolinea: «Non sono poi così tanti i genitori che hanno già sviluppato delle applicazioni».
CONDIVISIONE - Il suo grande idolo, e non poteva essere altrimenti, è Steve Jobs. Non a caso ha dato il nome CarrotCorp (carota) alla sua azienda. Sempre ispirandosi al guru della Apple ha fondato un club per sviluppatori di applicazioni nella sua scuola elementare. Durante il suo discorso il giovanissimo spiega di voler creare ancora molte applicazioni in futuro; oltre a iOS di Apple intende occuparsi anche del sistema operativo Android di Google. La cosa importante però, sottolinea Thomas, è che la conoscenza possa essere condivisa con gli altri studenti

Greenspan lucido saggio che dice cose chiare !!!

Torino, 11 novembre 2011

Merita davvero per sintesi e lucidità di analisi quanto riportato da La Stampa oggi da Greenspan  sulla situazione economica italiana ed europea.
Finalmente tante precise considerazioni  al di là di tanti giri di parole !!!

Alan Greenspan: "L'Italia si salverà se adotta misure fiscali molto pesanti. Sarà dura. Sapete cosa fare, ma troverete i voti per farlo?"

di Paolo Mastrolilli
Bob Woodward lo chiamava il Maestro, durante i 19 anni in cui ha regnato sulla Federal Reserve. Alan Greenspan continua a lavorare a tempo pieno con la sua compagnia di consulenza Greenspan Associates. E’ il caso di ascoltarlo, quindi, quando avvisa l’Italia: «Vi aspetta un lavoro molto difficile. Per troppi anni avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, senza accorgervi che il mondo cambiava. Ora, per venirne fuori, dovete prendere pesanti misure fiscali che avreste dovuto adottare 10 anni fa. Il problema è che in democrazia non basta sapere cosa è necessario fare: bisogna avere i voti per farlo».
La giornata di Greenspan è cominciata molto presto ieri. Alle otto e mezza di mattina era già nelle sale del Council on Foreign Relations, per parlare con Sebastian Mallaby della crisi del debito. Davanti a lui il gotha della finanza newyorchese, che per due decenni lo aveva venerato come il proprio figlio prediletto, ma poi lo ha criticato, perché non si era accorto in tempo della bolla dei mutui subprime.
Il Maestro attacca spiegando perché la crisi questa volta è diversa da tutte le altre: «Per anni abbiamo tutti accumulato debiti. Il problema è cominciato quando abbiamo introdotto il concetto di “too big to fail”, troppo grande per fallire, e sono iniziati i bail out in favore del settore privato finanziati con il denaro pubblico. Il debito aggregato è diventato confuso: cosa doveva lo Stato e cosa i privati? I mercati temono questa incertezza, e i rischi inerenti all’idea che gli stati devono intervenire in maniera illimitata per salvare tutti. Servirebbe un riallineamento: il fallimento di due o tre grandi istituzioni farebbe capire che facciamo sul serio»In sostanza nessun rimpianto per Lehman Brothers. Anzi. Questo però pone il problema di cosa fare ora con gli stati che rischiano di fallire, come l’Italia. La Banca centrale europea si trova davanti ad un dilemma: stampare soldi e salvare Roma a qualunque costo, oppure accettare i rischi del default? «Questa discussione origina negli Stati Uniti. L’Italia, però, è una cosa diversa. Tanto per cominciare, la Bce è l’unica istituzione che può gestire un meccanismo per il bail out, perché il Fondo di stabilità europeo è solo un intermediario. Solo la banca centrale può creare moneta, ma lo statuto dice che non può. Ma il Patto di stabilità, quando è stato creato, vietava tante altre cose che poi sono state fatte. Non possiamo dimenticare che i primi a violare i parametri di rapporto tra pil e debito sono stati proprio la Francia e la Germania. Quando questo avvenne, le penalità non furono applicate. Perciò io mi preoccupai, e giustamente, di cosa sarebbe diventato il sistema dell’euro».
Il funzionamento auspicato, era che «con l’euro gli italiani avrebbero cominciato a comportarsi come i tedeschi. Prima del 1999 i paesi deboli svalutavano la moneta per restare competitivi: dopo avrebbero dovuto cambiare. Ma non è mai successo. Si è creata una spaccatura tra il nord virtuoso dell’Europa, e il sud che continuava a spendere, con la Francia nel mezzo, ma più incline alle politiche del “Club Med”. Questo è il motivo per cui l’euro non funziona. E ora i mercati, attraverso l’allargamento dello spread, stanno dicendo che alcuni paesi non sono più competitivi». L’opinione pubblica tedesca, comprensibilmente, sarebbe portata a scaricare i pesi e lasciare che il “Club Med” faccia la fine che merita.
Secondo Greenspan, però, non sarebbe saggio: «In questo momento il cambio del “marco ombra” è molto più alto di quello dell’euro. La moneta unica ha favorito le esportazioni e la crescita dell’intera economia tedesca. Tornare indietro provocherebbe un duro contraccolpo in Germania, costerebbe caro anche sul piano dell’occupazione. La cancelliera Merkel dovrebbe spiegare questo ai suoi cittadini: salvando il “Club Med” non regaliamo soldi, ma paghiamo il costo del sistema che ha favorito la nostra crescita».
Sono argomenti sostenuti anche dal governo Usa, per ragioni che Greenspan spiega in chiaro: «Il problema più grande per la ripresa americana è l’Europa. Ogni mattina mi sveglio, e guardando all’altra sponda dell’Atlantico posso prevedere cosa accadrà poche ore dopo a Wall Street. I nostri fondamentali sono buoni, la produttività anche. Quando si solleveranno le nubi dall’Europa ripartiremo, a patto che l’amministrazione Obama continui a fare ciò che sta facendo ora: nulla».
Ma cosa dovrebbe fare l’Italia per aiutare a sollevare le nubi: «Per troppi anni avete vissuto a livelli che non vi potevate permettere. Andava bene fino a qualche anno fa, perché c’erano scappatoie e i mercati vi perdonavano. Ma nel frattempo il mondo è cambiato e l’Italia no». Quando gli chiediamo se possiamo cavarcela, la faccia del Maestro assume quasi un’espressione di compatimento: «E’ dura. Quello che dovete fare è chiaro, ma il governo avrà i voti per farlo?».

La vendetta degli anglosassoni !!!!!!!!!!

Torino, 5 novembre 2011

A dispetto della dietrologia non è un fatto "misconosciuto" che i Paesi anglosassoni hanno mal sopportato da sempre la nascita dell'Euro. Dalla spocchiosa Inghilterra agli Usa con il venir meno della loro leadership mondiale (causa debito pubblico gigante, Pil in calo causa globalizzazione come d'altronde negli altri Paesi industrializzati, mancanza di leadership sopratutto internazionale da parte di quel bravo ex studente, quasi giovanotto e tecnico/burocrate ma non politico che è Obama). E proprio in questi giorni di turbolenza finanziaria mi è venuto in mente un articolo uscito a fine luglio ma più che mai attuale.
Stando così le cose diciamo questo:
1) I BRIC (Brasile, Russia, India e Cina e diciamo pure gli altri che formano il G20 esclusi gli industrializzati) hanno in mano in buona parte, in questo momento e chissà per quanto, le sorti della CRESCITA del mondo
2) Quindi per "I Ricchi"  anglosassoni (ricordiamoci quanto sta male sul piano del debito pubblico anche l'UK e Cameron è ancora inguiato dai casini preferie ... molti lo attendono al varco ... mentre Obama ha la rielezione in pericolo) quale miglior terreno di confronto/scontro se non far fuori come e dove e possibile l'Euro e "sputtanare" anche l'Europa nel suo insieme. 
3) Visto che l'economia reale ha come detto un suo corso con Paesi sovrani terzi possessori in tutto il mondo di importanti assets reali, monetari e finanziari (Cina in primis che detta legge anche non detta ...) la voglia di riscatto del dollaro e delle lobbies che lo sostengono è molto forte ed ecco quindi che vi ripropongo quanto scritto su Wallstreetitalia.com su cosa pensa l'Associazione dei Potenti "BILDERBERG"
N.B. Anche se vecchio di tre mesi è sempre attuale...
4) Ma  forse non andrà in porto un bel niente perchè il VALORE CULTURALE DELL'IDEA EUROPA E DEI SUOI CONCITTADINI (INTESI COME VALORI CULTURALI) E' SUPERIORE AGLI SPOCCHIOSI E PRAGMATICI (ma non e' tutto nella vita !!!) ANGLOSASSONI.
Già ai tempi di Cavour andava bene tutto ...ma non toccategli gli affari. BUSINESS IS BUSINESS.
Buona lettura.
Da WSI.com
Uno degli argomenti principali trattati nell'ultima riunione della societa' quasi segreta dei potenti di Bilderberg, una delle piu' ambiziose elite del mondo (vogliono il controllo globale), pare sia stata "la liquidazione dell'Europa".
Ecco come sono andate le cose, punto per punto, sulle Alpi Svizzere il 9-12 giugno 2011, secondo i racconti di diversi analisti, il cui contenuto va letto e interpretato con il dovuto distacco e senso critico. WSI ne aveva gia' offerto un primo resoconto due mesi fa.
A Saint Moritz non si e' parlato solo del disastro di Fukushima e delle rivolte della primavera araba, ma anche della chiusura degli impianti nucleari in Germania, dei presunti problemi legati alle attivita' su Internet e (come reso noto dal direttore generale della Deutsche Bank J. Akkerman, tra i membri fissi della lobby che punta a istaurare un nuovo ordine mondiale) del "prolungamento artificioso della crisi allo scopo di indebolire le economie nazionali.
Una delle colpe maggiori del continente e' avere 400 milioni di persone che vivono con standard di vita troppo alti e costosi per lo stato (vedi sistema di sussistenza e servizi sociali). Per annullare tali privilegi, l'idea e' scatenare "un caos gestito" che sarebbe "utile non solo per screditare i politici, ma l'istituzione della statualita' come tale", che la plutocrazia considera il suo nemico principale.
Non si potra' arrivare a un nuovo sistema di governance, senza prima provocare la demolizione della fortezza Europa. Per farlo vanno colpiti i settori finanziario, politico e sociale.
Gli obiettivi principali per scardinare i tre pilastri sono: 1) minare le economie nazionali, 2) provocare la rottura dell'Unione Europea e 3) scatenare un "caos gestito" esportando le rivoluzioni, i flussi migratori di rifugiati musulmani e la dipendenza da sostanze stupafecenti.
Per raggiungere il primo obiettivo, il piano ambizioso si propone non solo di minare la credibilita' dell'euro, ma provocare anche un default del debito di paesi che non fanno parte dell'area della moneta unica. Un default che sarebbe la conseguenza di una crisi finanziaria iniziata quattro anni fa e che riguarda tutti i membri della piramide mondiale, compresa la Federal Reserve.
Il collasso del sistema della banca centrale americana finira' per pesare sulle spalle della popolazione statunitense e sara' l'inevitabile e logica fine dei 40 anni di dominio dei soliti noti delle forze mondiali, che e' stato redditizio per gli organizzatori del sistema e penalizzante per tutti gli altri.
Grecia e Piigs sono diventati i capri espiatori solo perche' non sono riusciti a resistere alle pressioni esercitate dal "casino' globale" e hanno perso sempre piu' fonti di risorsa interne. Dalla riunione di due mesi fa e' emerso inoltre che la solidarieta' politica della Ue non assicura per forza l'integrita' della stessa unione.
E' una situazione in cui tutti preferiscono morire soli. All'inizio della crisi greca si parlava di "effetto domino" e della catastrofe che avrebbe rappresentato l'uscita di Atene dall'Ue. Ma a fine giugno ormai il crack di un solo paese era diventato un'opzione a breve termine presa in considerazione come la pillola meno dolorosa da ingerire. Al contempo sono aumentate le richieste di espulsione di tutti i paesi insolventi dalla confederazione europea.
Per quanto riguarda l'attacco all'economia, portera' da un lato alla disintegrazione dell'Unione Europea e alla riduzione dei finanziamenti per i programmi di assistenza e servizi sociali con il conseguente inevitabile ampiamento del gap tra ricchi e poveri, dall'altro creera' la prima ondata di caos, i cui primi sintomi gia' si possono notare in questa fase.

Incertezza sui mercati delle valute

Torino, 3 novembre 2011
Euro con o senza Grecia: quali conseguenze ?
Se La Grecia dovesse uscire dall'euro è la fine stessa dell'euro o sarebbe un bene, come molti da almeno un anno vanno preconizzando, con un 'Europa a due velocità. I Paesi forti dentro e quelli deboli fuori.
Sembra semplice a dirsi ma ci sono due motivi che sono assai rilevanti:
1) L'idea stessa di Europa verrebbe intaccatta nella sua essenza storica
2) La Banche francesi e tedesche piene di titoli greci verrebbero svalutate nei loro assets in modo grave. Ma forse con operazioni opportune le cose potrebbero aggiustarsi e sarebbe il male minore anche se gli importi sono così rilevanti che è difficile capire come salvare le prime 2 banche per nazione di Francia e Germania.
Davvero un bel problema.
Uno contingente e un altro di prospettiva storica !!!
Al vertice di Cannes del G20 c'è tutto il mondo davvero !!!!!
I Paesi Ue (in particolare Francia e Germania), Usa, gli emergenti, il Fmi e la Bce che dovranno trovare la via di uscita a questo problema.
Ce la faranno a trovare accordi comuni ma che nella sostanza sono divergenti per questioni di politica interna o di lobbies?
Credo che finchè non verranno ridisegnati nuovi assetti nella regole della finanza mondiale ben poco potremo aspettarci da un andamento equilibrato dei mercati !!!!